AIUTI UMANITARI A GAZA, CESSATE IL FUOCO, LIBERAZIONE DEGLI OSTAGGI

Il governo italiano si adoperi per questo e riconosca lo Stato di Palestina

Ogni giorno, ormai da troppi mesi, abbiamo davanti agli occhi le terribili immagini che arrivano dalla striscia di Gaza, dove anche la fame viene usata dal governo israeliano come arma di guerra e di sterminio.
Anche noi, convintamente e non da oggi, ci uniamo a quanti chiedono la fine di tutto questo.
Lo abbiamo fatto sottoscrivendo, insieme alle forze di maggioranza, l’ordine del giorno presentato nel Consiglio comunale del 31 luglio in cui si chiede al Governo italiano:


– di ️esercitare pressioni politiche e diplomatiche sul Governo di Israele affinché sia consentito immediatamente l’accesso degli aiuti umanitari a Gaza;


– di ️attivarsi con agli altri Paesi europei per un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi e il rispetto del diritto internazionale;


– di ️interrompere la compravendita di armi da e per Israele;


– di sostenere la sospensione del trattato di associazione tra Unione Europea e Israele, come richiesto da diversi Stati membri.


Abbiamo poi votato con convinzione a favore di questo ordine del giorno, ritenendo un dovere morale non tacere di fronte a una situazione che vede un’intera popolazione vittima di quella che anche il presidente Mattarella ha definito “ostinazione a uccidere, indiscriminatamente” da parte di Israele.
Lo abbiamo fatto nonostante sia stata respinta la nostra richiesta di integrare l’ordine del giorno chiedendo al governo di impegnarsi anche al riconoscimento dello stato palestinese.
Un’occasione persa, ha commentato il nostro capogruppo Forlani. Siamo infatti sorpresi e delusi per il fatto che, pur di fronte a dichiarazioni in questo senso da parte di tanti Paesi e anche della segretaria PD Schlein, le forze di maggioranza, in particolare i Democratici cernuschesi, non abbiano accolto questa richiesta. Una richiesta che non è, come qualcuno sostiene, un regalo ad Hamas, ma il legittimo riconoscimento per il popolo palestinese ad avere una sua terra, uno Stato di Palestina.

Di seguito l’intervento del consigliere di Vivere Cernususco Luca Forlani:

A nome di Vivere Cernusco e Adesso ringrazio i promotori di questo ordine del giorno, che abbiamo deciso di sottoscrivere senza esitazione.


Questo Consiglio si è già espresso sull’argomento un anno fa. Se oggi ci troviamo ancora qui, a dovere esprimere la nostra preoccupazione per quanto accade a Gaza, a chiedere il cessate il fuoco, il rispetto del diritto internazionale, questo significa che nessun reale passo è stato compiuto per porre fine a quello che il Presidente Mattarella ha definito come “l’ostinazione a uccidere indiscriminatamente” da parte di Israele.


I bilanci ufficiali dicono che sono state superate le 60 mila vittime in 22 mesi, senza contare i dispersi, che si stimano in 15mila, forse 20mila, ancora sotto le macerie delle case di Gaza. Di quei 60mila morti accertati, 18.600 sono bambini (il 31% del totale), quasi 10mila donne (il 16%) e il 7,3% anziani. Il resto sono uomini in età da lavoro, quelli che Israele categorizza combattenti solo in quanto tali.


Ai raid aerei e agli spari sulla popolazione, si è aggiunta poi una nuova arma di guerra, la più micidiale: la fame. Si parla di circa 154 persone già morte per denutrizione, di cui 89 bambini. Ma il bilancio è destinato a crescere.


A certificare lo sterminio in corso sono anche le Nazioni unite. Il World Food Programme ha dichiarato che la crisi alimentare a Gaza ha raggiunto “nuovi e sorprendenti livelli di disperazione, con un terzo della popolazione che non mangia da diversi giorni consecutivi” (fonte: ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).


Una chiave di lettura per comprendere la drammaticità di quanto sta accadendo a Gaza, è sicuramente l’analisi della situazione sanitaria. Secondo l’Unicef, a Gaza è stato distrutto l’84% di tutte le strutture sanitarie e il 75% di quelle idriche. Come ha scritto ieri sul Manifesto, Nicoletta Dentico, già direttrice di Medici Senza Frontiere, ci troveremmo di fronte a un “iatrocidio”, ossia la “distruzione di infrastrutture sanitarie e lo smantellamento dei sistemi di conoscenza medica collettiva come una premeditata strategia di cancellazione genocidaria”. È quanto ci hanno raccontato anche due operatori umanitari di Medici del Mondo, Alessandro Verona e Angelo Pirola, ospiti a Cernusco lo scorso dicembre per un incontro di sensibilizzazione sulla situazione sanitaria in Palestina.


Analoghe conclusioni sono riportate anche nel rapporto dell’ONG israeliana Physicians for Human Rights (PHR), che usa la parola “genocidio” per descrivere le politiche attuate dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese nella Striscia di Gaza.


Fino a qui numeri e citazioni, fonti autorevoli e documentate, che se da una parte ci interrogano sul limite del nostro agire, qui e ora, allo stesso ci suggeriscono anche due due cose essenziali da fare.


La prima è di non tacere e di trovare qualsiasi modalità possibile per far pervenire un segno di vicinanza e di solidarietà alla popolazione di Gaza e a tutti i cooperanti e le cooperanti che lì lavorano sul campo. Un modo per continuare a restare umani, come scriveva sempre Vittorio Vik Arrigoni.
La seconda, di profilo più istituzionale, è di avanzare la richiesta al governo italiano e all’UE, affinché esercitino pressioni politiche e diplomatiche sul governo israeliano, per garantire subito l’accesso agli aiuti umanitari e arrivare al cessate il fuoco immediato.


Infine una richiesta. Vista la dichiarazione congiunta di 15 paesi di voler procedere al riconoscimento dello Stato di Palestina (Andorra, Australia, Canada, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, San Marino, Slovenia e Spagna) e considerato che sono già 143 dei 192 membri dell’Onu ad aver riconosciuto lo Stato palestinese, chiedo di integrare l’odg con una ulteriore richiesta al governo italiano: di attivarsi per arrivare in tempi brevi al riconoscimento dello Stato di Palestina.

 

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